sabato scolastico

Nella pedagogia steineriana l'elemento del ritmo ha un ruolo fondamentale. Esso è inteso come igiene dei ritmi di vita, ma non si riferisce soltanto alle esigenze primarie del corpo, come nutrizione e digestione, o sonno e veglia (che riguardano prevalentemente la vita famigliare); l'elemento ritmico, per quanto concerne l'ambito pedagogico, riguarda in primo luogo l'igiene dei ritmi della vita dell'anima.

La pedagogia e la didattica steineriane, quindi anche l'intero piano di studi, sono stati sviluppati sulla base di un ritmo di tre giorni più tre; tale ritmo è il filo conduttore di tutta la pianificazione didattica dalla prima all'ottava classe. In linea di massima, anche se la questione meriterebbe una trattazione più estesa, l'essenza di questa scansione ritmica si può esemplificare nel seguente modo: il primo giorno il bambino viene introdotto in un elemento di novità. Esso può consistere in un racconto, in una lezione di storia, in un esperimento di fisica o di chimica, o in qualsiasi altro tipo di lezione a seconda della materia che si sta trattando e dell'età del bambino. Questo elemento di novità coinvolge il bambino nella sua interezza, nella totalità del suo essere, in quanto il bambino vi partecipa con un atteggiamento animico di apertura e grande ricettività. In quel primo giorno non è richiesto al bambino alcun approfondimento; tutto è rivolto al fargli vivere un'esperienza, per così dire, in modo puro.

 Il secondo giorno si chiede innanzitutto al bambino di ricordare l'esperienza del giorno precedente, poi, in un secondo momento, di rielaborarla artisticamente, per esempio facendo un disegno che la illustri.

Il terzo giorno, infine, si giunge ad una concettualizzazione, ad una formalizzazione dell'esperienza fatta.

In tal modo si parte dall'esperienza (sostenuta da forze di natura volitiva), si passa successivamente ad un lavoro artistico/creativo (sperimentato nella sfera del sentire) e, infine, il terzo giorno, si ricavano i concetti relativi all'esperienza del primo: le vere e proprie conoscenze (che debbono poi maturare in forze intellettuali). In questo ordinamento didattico risiede la proposta della pedagogia steineriana di rivolgersi al bambino nella sua interezza, senza educare in modo unilaterale una delle sue facoltà a scapito delle altre. Il sonno gioca in ciò un ruolo fondamentale: chi non ha mai vissuto l'esperienza di addormentarsi con una domanda o con una forte preoccupazione e di scoprire, il mattino seguente, che al momento del risveglio aveva lì, pronta, una risposta o, comunque, forze fresche per rivedere la questione da una prospettiva diversa, con un diverso atteggiamento interiore? Si tratta in realtà dell'azione di forze imponderabili strettamente legate alla natura umana. La pedagogia steineriana offre i mezzi per servirsi di una profonda conoscenza dell'uomo a scopi pedagogici e didattici. Il sonno, come tale, è di conseguenza parte integrante della pianificazione didattica. Non si pensa solo a ciò che avviene nel bambino quando è desto, ma si fa in modo che le esperienze che gli si portano incontro nella vita di veglia siano coscientemente pianificate in vista del fatto che il bambino potrà rielaborarle nel sonno. Anche questo argomento meriterebbe un maggiore approfondimento, basti qui accennarvi soltanto.

Il ritmo di tre giorni più tre è quindi rivolto allo sviluppo del bambino dotato di volontà (arti e sistema metabolico), di sentimento (sistema ritmico, cardio-circolatorio) e di pensiero (testa). Se sviluppiamo un insegnamento intellettuale e nozionistico, prevalentemente rivolto alla testa, ne risulta che le altre parti seguono i propri istinti animali. Da ciò risulta l'importanza di svolgere un'azione educativa coscientemente mirata allo sviluppo dell'uomo nella sua interezza, il che, tradotto nella pratica, non può che essere agevolato da una struttura settimanale che si sviluppi su sei giorni.

Ricapitolando, per esempio nel corso di un'epoca di fisica, l'insegnante agirà come segue:

  1. Primo giorno: esperimento in classe e descrizione verbale dell'esperimento svolto (in modo oggettivo e senza alcun approfondimento; senza la formulazione di alcuna legge).
  2. Secondo giorno: ricordo dell'esperimento del giorno precedente e disegno delle diverse fasi.
  3. Terzo giorno: formulazione della legge fisica alla base dell'esperimento.

In questo modo si concede ai bambini il tempo necessario per elaborare l'esperienza vissuta, con l'intenzione di consentire loro di giungere liberamente e con le loro forze alla formulazione della legge fisica alla base di quanto hanno osservato. È, infatti, molto diverso presentare ai bambini l'esperimento e la legge fisica nello stesso tempo, o presentargli l'esperimento facendo sì che l'esperienza maturi affinché siano loro stessi a trovare la legge. In questo modo si ottiene realmente un insieme di conoscenze durature; un pensare individualizzato e sostenuto dall'esperienza e non un vuoto contenuto concettuale.

Questo principio viene seguito a partire dalla prima classe e viene mantenuto nell'arco dell'intero ciclo di studi. Descrivere in che modo sia applicato alle singole discipline richiederebbe, come già detto, una trattazione molto più estesa, ma questi pochi elementi possono già da soli offrire un primo quadro della reale importanza del sabato scolastico, la cui assenza ci costringerebbe a condensare il ritmo di tre più tre giorni, in un ritmo di tre più due.